Franco Brambilla (1967) è un illustratore italiano che, fin dal 1997, collabora con Mondadori come principale copertinista della storica collana editoriale dedicata alla fantascienza Urania. Le sue illustrazioni hanno vinto numerosi premi e il suo lavoro è stato oggetto di diverse mostre.
Parto con una domanda di rito: potresti raccontare come ti sei avvicinato al disegno e cosa ti ha spinto a renderlo un lavoro?
Ho sempre disegnato (e costruito modellini) fin da bambino. Mio padre, venditore di materiale per la stampa per grandi aziende, ci portava meravigliosi poster illustrati dalle fiere a cui andava in giro per il mondo. In casa c’è sempre stata una attenzione al mondo dell’arte, del design, giravano riviste di fotografia, di arte e grafica che sfogliavo sempre con grande interesse. Dopo un liceo scientifico superato con difficoltà, mi sono iscritto al dipartimento di illustrazione dell’Istituto Europeo di Design di Milano: era il 1987 c’era molta richiesta di immagini e tanto lavoro nel campo dell’editoria e della pubblicità. Tre anni fantastici dove ho imparato molte tecniche tradizionali e avuto la possibilità di conoscere dei professionisti del settore. Finita la scuola sono entrato nel mondo del lavoro imparando lìuso dei software per uno studio di consulenza editoriale che aveva appena acquistato dei Mac, ho disegnato per libri di scolastica e per l’infanzia. Ho realizzato lavori di infografica per il Corriere Economia e Multimedia (inserti del Corriere della Sera) per molti anni. Intanto imparavo a modellare in 3D e a realizzare illustrazioni fantascientifiche da proporre come copertine, la mia vera passione. Le prime le ho realizzate per Shake Edizioni e quasi subito dopo ho cominciato a lavorare per Mondadori Ragazzi facendo cover per gialli e fantascienza, più o meno nel 1996. I primi Urania li ho illustrati nel 1998 e dal 2000 tutti i mesi.
Ci sono degli elementi “personali” o che cerchi di rendere ricorrenti nelle tue illustrazioni per Urania?
Sì, penso che il punto di vista, la costruzione dell’immagine e l’uso che faccio dei software con cui modello sia molto riconoscibile. Negli ultimi anni ho “sporcato” il 3D con macchie e acquerelli che dipingo e scansiono. Mi servono a creare cieli stellati, nuvole e fumo ma anche a rendere le parti in 3D più pittoriche.
Oltre a voler catturare l’attenzione dei lettori e allinearsi al contesto o alla storia di ogni specifico romanzo, c’è qualcosa che guida la tua estetica o la tua filosofia nel creare una cover?
La cover deve rispettare la storia narrata nel libro senza svelare troppo. Deve incuriosire il lettore. Cerco di visualizzare uno o pochi elementi centranti estrapolandoli dal contesto e facendoli diventare protagonisti della copertina. Ogni volta che è possibile inserisco un elemento umano che che secondo me aumenta sempre l’interesse dei lettori.

Ci sono illustratori italiani di fantascienza che hanno ispirato e ispirano i tuoi lavori?
Sicuramente, Karel Thole ma anche Pinter, Aldo Di Gennaro e la scuola dei copertinisti pre-digitali.
L’immaginario fantascientifico italiano è stato naturalmente plasmato in principio da quello americano e poi, circa dagli anni Settanta in avanti, anche da quello giapponese. Credi che la cultura italiana interpreti il modo di visualizzare la fantascienza come crasi di questi due immaginari o abbia anche dei caratteri più autoctoni?
Sicuramente l’influenza visiva resta, non si può non tener conto di maestri del calibro di Syd Mead, Chris Foss, Ralph McQuarrie per citarne alcuni ma già da molti decenni esistono artisti nostrani dello stesso calibro. Lo stesso Karel Thole, ma anche (sempre per esempio) Paolo Barbieri, Silverini, Paolo D’Altan interpretano il fantastico in modo molto autoriale e personale. La stessa fantascienza italiana si è distaccata da tempo da quella americana e anglosassone e propone autori e autrici maturi, tutti con modi di scrivere particolari che esplorano e creano mondi fantascientifici molto diversi tra loro e sempre molto interessanti. Già da prima che arrivassero le mie copertine, uno per tutti Valerio Evangelisti.
Le copertine di Urania hanno sicuramente influito nel plasmare il nostro immaginario culturale e continuano a farlo ancora oggi. All’inizio della collaborazione con Urania sentivi il peso di creare qualcosa di così rilevante o la consapevolezza è venuta con gli anni?
Onestamente questo peso non l’ho mai sentito; al contrario provo ancora una forte gioia e curiosità quando mi arrivano i titoli nuovi che dovrò illustrare. I rapporti con la redazione sono sempre stati ottimi e dopo tanti anni la fiducia reciproca è a livelli altissimi. Mi viene lasciata molta libertà interpretativa.
Sei un lettore di fumetti? Se sì, quali ti hanno colpito di più?
Sì, li leggo da sempre: il Giornalino”, Topolino e poi gli autori su Heavy Metal, Metal Hurlant, Moebius e gli altri classici europei, giapponesi e sudamericani, Otomo, Sidney Jordan, Oshino, Shirow, Gimenez i primi che mi vengono in mente… calcola che ne ho librerie intere di fumetti. Nathan Never, Martin Mystere, Dylan Dog, Lilith… Ancora oggi leggo volentieri i Bonelli (Dragonero il mio preferito del momento), qualche manga (Dungeon Tower, per esempio, ma anche Lovecraft illustrato da Tanabe), Hellboy. In generale se il disegno è interessante e la storia weird, horror o fantascientifica cerco di leggerla.
Se potessi sviluppare un progetto artistico completamente al di fuori del genere sci-fi, cosa faresti e perché?
Non saprei… non ci ho mai pensato. Nel 2007 ho creato un progetto artistico che si intitola Invading The Vintage ma è piuttosto fantascientifico. In poche parole creo dei paesaggi buffi e surreali invadendo con astronavi, alieni e robot (ma anche con personaggi di film classici di fantascienza) le vecchie cartoline che poi incornicio utilizzando cornici vintage che recupero ai mercatini. Negli anni ne ho realizzate più di duecento e sono abbastanza popolari in rete. Ho realizzato invasioni su commissione per Fondazioni e Comuni, alcune immagini sono diventate copertine di libri e sono state protagoniste di mostre e cataloghi d’arte.
Scriptorium Comics ringrazia Franco Brambilla per la disponibilità.

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