Senza dimenticare il colore: intervista a José Villarubia

José Villarrubia (1961) è un artista e colorista spagnolo naturalizzato americano. Ha lavorato per le maggiori case editrici statunitensi, colorando i lavori di alcuni dei più importanti disegnatori degli ultimi trent’anni, come Jae Lee, Bill Sienkiewicz e J.H. Williams III. Ha restaurato i colori di alcune opere seminali come Swamp Thing di Len Wein, Bernie Wrightson e Nestor Redondo e Den di Richard Corben. I suoi lavori sono stati candidati e hanno vinto numerosi premi dagli anni Novanta a oggi.

Se potessi tornare indietro nel tempo alla tuo primo lavoro da colorista, cosa cambieresti nel modo in cui ti sei formato?

Non cambierei niente, onestamente. La mia esperienza con tecniche tradizionali come l’olio, gli acquerelli o gli acrilici mi ha aiutato a iniziare come colorista quando ho imparato a usare Photoshop. All’epoca, molti coloristi venivano dalla scenografia e non sapevano disegnare o dipingere. Ho iniziato a prendere lezioni di pittura a olio e acquerello all’età di dodici anni, copiando maestri come Joaquin Sorolla. È tutta la vita che dipingo. Anni dopo, ho preso una laurea in arte e un master in pittura. Si potrebbe quasi dire che sono troppo qualificato come colorista.

Nel tuo percorso, quale disciplina artistica ha influenzato maggiormente la tua sensibilità cromatica e perché?

La pittura e l’illustrazione mi hanno influenzato più di tutto il resto, avendo speso molto molto tempo analizzando immagini fisse, e in particolare i loro colori. Ma i fumetti, i film e il teatro mi hanno insegnato come usare il colore in senso sequenziale, come renderlo un elemento narrativo all’interno di una serie di avvenimenti.

Guardando al tuo percorso, c’è stata un’esperienza che ti ha spinto a cambiare profondamente il tuo modo di vedere il colore?

Non direi che c’è stato un momento del genere. Cosa è veramente cambiato è stata la maggiore attenzione che ho dedicato al colore nella vita di tutti i giorni dopo che ho iniziato a fare il colorista come lavoro. Ho cominciato a far notare i colori ai miei amici: “Guarda l’azzurro del cielo” o “Guarda il colore di quel riflesso”. In generale mi prendevano un po’ in giro. Non sai quante volte ho commentato i colori della “magic hour”.

Illustrazione di Das Pastoras. Villarrubia è l’agente di Das Pastoras e questa illustrazione proviene dal suo progetto più recente: A Wonder Book for Boys and Girls.

Hai mai cambiato completamente l’approccio cromatico di un progetto in corso d’opera perché la storia ti ha sorpreso?

No, non mi è mai capitato. Quando ho fatto dei cambiamenti in corso d’opera è successo perché il disegnatore, lo sceneggiatore o l’editor me l’hanno chiesto. Per esempio, Richard Corben aveva una visione chiara sul tipo di resa che il colore doveva avere sui suoi disegni, così i cambiamenti sono venuti in maniera naturale lavorando insieme. Di solito, nella colorazione di un’opera, preferisco il primo approccio che adotto e i maggiori cambiamenti di solito vengono da persone terze, non dalla storia in sé.

Quale pensi sia la responsabilità sociale o culturale dell’arte visiva oggi? Il fumetto può giocare ancora un ruolo importante?

I fumetti hanno già avuto un significativo impatto culturale e continueranno ad averlo. Maus, Persepolis, Figlio di un preservativo bucato e Fun Home, per esempio, hanno influenzato i discorsi riguardo storia, politica, identità e vissuto personale. L’arte visiva può raggiungere le persone superando le barriere linguistiche ed educative e i fumetti, mescolando parole e immagini, sono allo stesso tempo accessibili e complessi: questo conferisce loro un grande potenziale in termini di responsabilità culturale.

Con il crescente uso di IA e strumenti generativi, come immagini il ruolo del colorista fra 10 anni?

Non posso predire il futuro ma, adesso come adesso, c’è molta resistenza verso le IA tra i fumettisti, soprattutto tra i gli artisti più giovani. Molte persone le vedono come una minaccia al proprio lavoro, le proprie proprietà creative e all’integrità artistica in generale. È difficile dire se questa resistenza persisterà o se usare le IA diventerà la normalità. La tecnologia finisce sempre per cambiare le nostre modalità di lavoro, ma i fumetti sono una forma d’arte molto umana e portata alla collaborazione. È ancora presto per dire se l’intelligenza artificiale avrà un ruolo in tutto questo.

Se potessi scegliere un autore con cui lavorare domani stesso, vivo o storico, chi sarebbe e su quale tipo di opera?

Sceglierei Friedrich de la Motte Fouqué, mi piacerebbe moltissimo curare una versione illustrata del suo racconto Undine. Recentemente ho lavorato a qualcosa di simile con A Wonder Book for Girls and Boys di Nathaniel Hawthorne, illustrato da Das Pastoras, uscito per Beehive Books. Questo progetto mi ha mostrato quanto mi diverte lavorare su opere letterarie riccamente illustrate, definendone lo stile visivo e avvicinando certi artisti ai classici letterari. Mi piacerebbe continuare a realizzare altri progetti come questo.

Scriptorium Comics ringrazia José Villarrubia per la disponibilità.

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