Scrivere di illustrazione: un pensiero preliminare

Articolo di Lorenzo Di Giuseppe e Roberta Barbato

In Italia molto spesso, quando si parla di illustrazione, si legge o si sente la frase: “questa illustrazione è bella”. Più raramente, soprattutto quando si tratta di un poster di una manifestazione importante o di una locandina, si aggiunge qualche postilla all’affermazione precedente. Ancora più raramente, in casi estremamente sporadici, con conseguenze di clamore o scandalistiche e da parte di addetti ai lavori, si può trovare la frase: “questa illustrazione è brutta”, a volte seguita da motivazioni che giustificano la suddetta frase. Traspare quindi, dai primi due casi, che manchino gli strumenti adatti per analizzare un immagine nel suo complesso e, dall’ultimo, la volontà di preferire il facile engagement rispetto al parere strutturato. In questo senso, si può notare quindi un gap critico nei confronti dell’illustrazione e dello scrivere di illustrazione in Italia.

Osservando il quadro generale e soppesando le analisi semplicistiche menzionate, si potrebbe affermare che la situazione non è delle più rosee. Anche in un’epoca dove le immagini pervadono la nostra quotidianità e dove le questioni tecniche e tecnologiche nella produzione delle stesse fanno capolino giornalmente nei dibattiti artistici e culturali, i discorsi sull’illustrazione in Italia il più delle volte lasciano a desiderare.

Molti sono gli elementi che non vengono presi in considerazione, quali il contesto di produzione (c’è un committente? È un opera che verrà esposta in un museo? È un esercizio?), la libertà espressiva (dove subentrano i concetti di originalità e reinterpretazione), le modalità di presentazione e fruizione dell’immagine (social, artbook, catalogo, ecc.), senza contare le caratteristiche tecniche che identificano un’illustrazione (tecnica utilizzata, colori vs bianco e nero, soggetto, taglio, ecc.). Questi elementi, se adeguatamente analizzati, permettono di comprendere le qualità di un’immagine, “leggendola” nelle sue particolarità e nel contesto più ampio della sua pubblicazione, fornendo un confronto e una linea di demarcazione tra aspetti caratteristici e aspetti generali.

Glorfindel’s Bane, Ted Nasmith

Per esempio, un campo assolutamente trascurato è l’analisi delle illustrazione per i giochi di carte. Negli ultimi anni, grazie al boom delle vendite di carte collezionabili e ad alcune iniziative di personalità del web (influencer, youtuber) che si occupano di cultura pop, si è in qualche modo sdoganato questo campo, e molte più persone hanno formato un proprio gusto nell’apprezzare uno stile piuttosto che un altro. Tuttavia, il lavoro da fare è ancora lungo per creare una consapevolezza critica e per mettere insieme quella “valigetta degli attrezzi” con gli strumenti utili per capire l’illustrazione, anche di un segmento artistico e di mercato distinto come quello appena segnalato.

Ovviamente, analizzare qualcosa non è obbligatorio: non di rado, nell’apprezzamento di un’immagine, subentra una forte componente emotiva che scavalca ogni processo razionale, perché in qualche modo quella specifica immagine risuona a livello inconscio o ci colpisce per qualche dettaglio inusuale. Senza addentrarmi negli aspetti percettivi, neurovisivi o psicologici, nel circolo e ricircolo di immagini che caratterizza il mondo contemporaneo è naturale voler condividere un’illustrazione – con chi vogliamo e in qualsiasi modalità – semplicemente perché a prima vista ci piace, senza caricarla di sovrastrutture o percorsi riflessivi. Anche questo è un aspetto interessante della fruizione di immagini e una possibile strada per raccontare l’illustrazione in senso lato.

Scriptorium Comics ha il proposito di colmare il gap critico nei confronti dell’illustrazione e dello scrivere di illustrazione in Italia, offrendo non tanto gli strumenti per l’apprezzamento di un’immagine – o meglio, offrendoli solo tangenzialmente, senza nessuno scopo didattico – quanto un commento critico che possa accendere un dibattito concettuale e culturale relativo al racconto dell’illustrazione, ai suoi protagonisti passati, presenti e futuri, al contesto di produzione, alle metodologie utilizzate e a tutto l’apparato teorico che ruota dietro questa disciplina. Questo tentativo di porre sotto nuova luce l’illustrazione in Italia, dedicandogli maggiore attenzione, scaturisce ovviamente da un’interesse preciso verso la forza delle immagini, ma anche dalla necessità di sviluppare un discorso maggiormente tecnico e strutturato per parlarne e scriverne, con l’idea di creare un corpus di articoli e post utili sia agli esperti sia a chi si affronta l’argomento per la prima volta.

L’illustrazione per l’infanzia

La bolla sensoriale è lo spazio fisico immanente che per prima ci accoglie in quanto esseri viventi: quasi inconscia è allora la deduzione universale che l’immagine percepita tramite la vista sia imprescindibile dallo sviluppo dell’Io introducibile nella dimensione collettiva.
È giusto dire quindi che l’illustrazione, elaborazione puramente umana dell’immagine, si fa argento, ideale materiale conduttore di formazione individuale nonché sociale.

La realizzazione di questa intuizione in un contesto come quello dell’editoria, ibrido di cultura e commercio, prende inevitabilmente infinite forme, che tengono conto di fattori relativi come il dove, il quando, il cosa, il perché e, focus d’analisi, il gusto.

Ma nello spazio editoriale dedicato ai più piccoli, dove più che in altri il rapporto tra illustrazione e formazione è inscindibile, il giudizio di gusto “bello o non bello”, può risultare vuoto se isolato dalla sua controparte: il giudizio di conoscenza. Potremmo riflettere su diversi punti.

Innanzitutto: Il gusto di chi? Il primo libro che la maggior parte di noi ha incontrato era un albo illustrato; poche parole e tante figure, ma ognuno diverso dall’altro per stili, tecniche di illustrazione e tematiche. Ma quando come in questo caso il ruolo di lettore e acquirente non confluiscono nello stesso individuo, secondo il gusto di chi si fruisce di un corpo di figure? Chi decide se sia bello o no? L’adulto, inevitabilmente guidato all’acquisto dal proprio gusto estetico, sarà infatti il primo a esprimere tale giudizio, il quale senza un processo di critica che possa condurre allo “universalmente comunicabile”, rimane fine a sé stesso.
In Italia sono proprio i bambini e i ragazzi a leggere più di tutti, la maggior parte (una media del 77,5% nella fascia d’età 6-14) sono figli di lettori, abituati fin da subito all’immagine di una persona che ha tra le mani un libro. Facendo un passo indietro verso l’età prescolare, una media dell’85% dei bambini tra gli 0-5 anni legge almeno un libro l’anno, e il 75% degli adulti nelle loro vite li accompagna nella lettura; tale influenza sinergica non deve essere presa alla alla leggera1.

Quando un’illustrazione è da considerarsi “bella”? Teniamo stretta al nostro processo critico l’idea che, più che in altri spazi, nell’editoria per l’infanzia il “bello” non deve abbracciare unicamente criteri estetici che portino all’appagamento sensoriale, ma anche tematici, verso una consapevolezza dell’Io e di quei tasselli che compongono la realtà; e l’illustrazione, come ogni forma d’arte, ha la capacità intrinseca di racchiudere in sé senso e coscienza.
Prendiamo, per esempio, “Vola Vola Farfalla” (날아라 나비야) di Noh In-kyung (Munhakdongne, 2025), in cui l’uso di colori vivaci in contrasto con lo sfondo bianco-grigio e la delicatezza delle linee tracciate dalla matita richiama la complicità tra fratelli e l’altruismo di un’intera comunità, grazie alle quali la farfalla riesce finalmente a librarsi nel cielo. Oppure in “Attraverso La Foresta Nebbiosa” (안개 숲을 지날 때) scritto da Song Mi-kyung e illustrato da Jang Seon-hwan (Bombyeott, 2024), in cui l’acquerello che prende spazio sulla carta e il carboncino che lo determina, si collega alla protagonista che prende spazio nel mondo e al supporto delle persone care. O ancora, in La Leggenda Degli Amici di Lee Gee-eun (Diabolo, 2023, traduzione di Roberta Barbato), l’uso organico di molteplici sfumature di colori e il tratto dinamico, ricorda l’importanza dell’amicizia e dello stare bene assieme agli altri. E come non citare le numerose storie della Pimpa, dove la sua pelliccia a pois, le linee cicciotte e i colori sgargianti, sono diretta espressione della sincerità, della gentilezza e del valore della libertà.

La Leggenda Degli Amici

Una menzione speciale per i silent book e il loro affascinante effetto potenziale. Libri che si affidano unicamente alle rappresentazioni visive per raccontare una storia, stimolano l’immaginazione e la capacità di districare gomitoli narrativi esercitando la propria percezione della realtà, in un periodo in cui, in un’ottica di consumo, è tutto già chiaro e cucito per calzarci a pennello. Come in La Matita di Kim Hyeeun (Terre di Mezzo, 2023), dove trucioli di matita danno vita a una foresta.

La produzione di letteratura per bambini e ragazzi è in continua crescita e assieme ad essa i punti e spunti di critica e conversazione che non devono essere sottovalutati.

1 Associazione Italiana Editori, Il mercato del libro per bambini e ragazzi, 2022.

Roberta Barbato è traduttrice dal coreano. Ha tradotto e traduce per Canicola Edizioni, Linus, Diabolo Edizioni e Jundo Comics.

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