Biorama, o della metamorfosi

Biorama, libro di Alice Fiorelli uscito nella collana TANA curata da Matteo Contin per Edizioni Sido/Nuove Sido con l’apporto grafico di Raffaele Sorrentino, è un oggetto cangiante e misterioso. Accompagnato nel lancio da un progetto coraggioso (maglietta, spilla, libro da colorare e adesivi) – che attesta già in principio come un’estetica forte e d’impatto possa raccontare molto anche attraverso ciò che ruota attorno al libro vero e proprio – è un fumetto straniante, che si muove tra il libro di poesie illustrato e la libera narrazione per immagini, su temi con la natura, il riflesso di questa in noi e il rapporto con essa.

Dentro Biorama di Alice Fiorelli c’è come un mondo, un mondo non a misura d’uomo, ma vivo di per sé, dove ogni cosa, animata e non, respira e trasmette vitalità e in questa dimensione fanciullesca e fiabesca si inseriscono diversi elementi.

Innanzitutto, l’esperienza personale dell’autrice, che si confronta, in modo astratto e concettuale, con il proprio passato e il proprio processo di crescita, argomento centrale, quest’ultimo, all’interno del libro.

In secondo luogo, attraverso il parallelismo con il romanzo di Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (1865), ci si trova di fronte a una riflessione sul linguaggio, sulle sue potenzialità e sui suoi buchi. La rottura continua dei vocaboli e della grammatica diventa il riflesso di un tentativo di privilegiare l’atto immediato rispetto all’azione pensata, l’istinto alla razionalità. L’autrice, come la protagonista di Carroll, si catapulta/è catapultata in un mondo vegetale e animale che le offre più domande che risposte, e il lettore viene inevitabilmente trascinato da questo scombussolamento. In questo senso, è proprio la modalità di rappresentazione scelta da Fiorelli che colpisce. Il segno volutamente infantile e sgraziato, la mescolanza di tecniche, l’intento antinarrativo, garantiscono un senso di coesione altamente partecipativo, che stimola la sensorialità di chi legge. Configurandosi più come un libro di poesie illustrato – e anche qui si nota l’attento studio sul linguaggio operato dall’autrice: il lavoro sulla metrica è un equilibrio precario, una ricerca del tao della parola, una bilancia che pende tra improvvisazione e ricercatezza – che non come un fumetto inteso canonicamente, sfida e rivitalizza le potenzialità del medium.

Visto come in Italia, recentemente, si stiano cercando di ripensare le strutture del fumetto con progetti innovati (i lore books di Hollow Press, i fumetti scomposti di Ragdoll), Biorama mi sembra un altro passo questa direzione. L’editor Matteo Contin ha già abituato i lettori di un certo tipo di fumetto alternativo a progetti graficamente complessi (si veda, per esempio, Undici di Dario Panzeri (Progetto Stigma/Eris Edizioni, 2022), uno dei libri più interessanti usciti negli ultimi anni e di cui ho anche scritto) e qui sembra orientare Fiorelli verso la cristallizzazione di un’atmosfera nostalgica ma giocosa, su cui e in cui l’autrice ha la libertà di sperimentale con stile e creatività.

In precedenza, ho scritto che il tema della crescita è fondamentale in Biorama e lo è soprattutto perché, nella mia fruizione, è legato ad altre opere che ho riletto e rivisto nel periodo in cui l’ho affrontato per la prima volta. In particolare, mi riferisco a Yōchū, manga di Shinichi Koga (1975, Shōnen Champion Comics) e Puella Magi Madoka Magica (2011, Shaft/Aniplex), serie animata diretta da Akiyuki Shinbō. Nel primo, gli umani si trasformano in strani insetti a causa di un imprevisto incidente e una serie di “contaminazioni”, mentre nel secondo delle adolescenti possono esprimere un desiderio grazie a una creatura ultraterrena, diventando delle maghe ma trovandosi costrette a combattere per sempre degli essere malvagi conosciuti come streghe. Senza dilungarsi sulle trame dell’uno e dell’altro, in entrambi il processo di crescita è strettamente legato a quello di metamorfosi e il cambiamento è parte integrante di una rivoluzione fisica e mentale. Rileggendo Biorama e Yōchū e rivedendo Madoka Magica, mi sembra che il primo si possa collocare nel solco del secondo e del terzo, in un’operazione spirituale assolutamente involontaria – ma certamente di grande forza espressiva per chi scrive – che dimostra a quanti di livelli di lettura siano aperte opere indipendenti come quella di Fiorelli.

La metamorfosi viene evocata in più parti, ma credo siano due i passi importanti: l’incipit, per cui “il problema con il vecchio materiale è che sembra tutto da buttare, ma quasi niente si può aggiustare. Comunque Alice non lo sa e continua a riscrivere lo stesso.” e il finale del capitolo 3 (o capitola 3, come chiama i vari paragrafi del libro l’autrice), in cui l’Alice-protagonista afferma: “Non capisco che creatura sono”. Ecco, in questi passaggi penso si possa trovare un distillato dell’essenza di Biorama: un libro mutevole e mutaforma, ambiguo, che non sa bene cos’è eppure vive, prosegue diritto per la sua strada spiccando per originalità, qualità e profondità nel mare di proposte attuali.

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