Tales to Astonish: le meraviglie del mito

Marvels, scritto da Kurt Busiek e disegnato da Alex Ross, è stato uno spartiacque per il fumetto supereroistico negli anni Novanta. Tanto nell’”abbassamento” di prospettiva operato da Busiek, quanto nello stile pittorico di Ross, i lettori, oggi come ieri, si trovano di fronte non solo a un grande omaggio del passato a fumetti, quanto a una vera e propria riscrittura della storia Marvel.

A livello concettuale, Busiek guardava con occhio partecipato all’immaginario della Casa delle Idee, rendendolo vivo, concreto. I supereroi sono una sorta di mitologia del nostro tempo – il fantastico che si è mescolato con il reale e ha finito per influenzato, soprattutto attraverso il cinema negli ultimi vent’anni – e leggere Marvels nel 2025 significa comprendere quanto questa mitologia faccia ormai parte della vita di tutti giorni di tantissime persone nel mondo. Il tanto discusso finale originale, anche se poi modificato attraverso un nuovo epilogo, assume nel contemporaneo un altro livello di lettura proprio grazie all’estrema circolazione dei valori proposti attraverso il fumetto. Il fatto che l’innocente Danny Ketch, un “bambino normale” secondo le parole del protagonista della miniserie Phil Sheldon, sia in realtà il futuro Ghost Rider nella continuity Marvel degli anni Novanta, dimostra oggi più che mai l’impossibile normalità del confronto costante con una mitologia che propone determinati valori e determinate immagini culturalmente contestualizzate: una mitologia così pervasiva e un immaginario così consolidato da essere ormai diventati quasi respingenti. Il Danny Ketch di Marvels appare proprio come il simbolo definitivo dell’incapacità di sottrarsi a un universo fittizio che si è sovrapposto alla realtà, del ritrovarsene all’interno anche senza volerlo.

Il meritato successo di Marvels, in ogni caso, ha dato poi il via a una serie di pubblicazioni che cercavano, allo stesso tempo, un approccio realistico nella narrazione, uno stile di disegno lontano dai canoni fumettistici del tempo e un richiamo alle storie classiche, che si sono espresse con risultati interessanti in Tales To Astonish, Tales of Suspense e Strange Tales, titoli che richiamavano ovviamente le pubblicazioni classiche degli anni Sessanta e ne celebrano il venticinquesimo anniversario.
Vorrei concentrarmi in particolare sul primo, perché affronta il tema della mitologia in una doppia direzione, sollevando questioni di notevole rilevanza all’interno del contesto supereroistico.

Tales To Astonish (1994), scritto da Peter David e disegnato, inchiostrato e colorato da John Estes, è ambientato in Norvegia e vede Hank Pym, Wasp e Hulk alle prese con un killer ossessionato dalla mitologia norrena, il quale riceve, tramite il ritrovamento di un pugnale, i poteri di Loki e grazie a questi vorrebbe scatenare il Ragnarok su Oslo.

Oltre a essere uno one-shot (64 pagine) di ottima fattura per molte ragioni (interazioni tra i personaggi, character design, uso dei colori, messa in pagina, ricerca di un certo tipo di atmosfera), è il rapporto tra mitologia Marvel e mitologia norrena ad avere il ruolo più significativo.

Fino a quando Caine, il killer, è solamente un umano Pym e Wasp quasi giocano con lui, prendendolo poco seriamente, e sottovalutandolo. Nel momento in cui gli vengono concessi i poteri di Loki, invece, vengono sopraffatti per la sorpresa e solo un intervento di Hulk li salva dalla disfatta. I tre si trovano poi in evidente difficoltà nel contrastare il loro nemico, che ha il potere di “convertire” in suoi alleati le persone comuni. Nonostante la scontata vittoria finale, in ciò si può leggere come la trentennale mitologia Marvel, seppur pervasiva, sia in difetto nei confronti di una mitologia millenaria come quella norrena: è uno scontro tra immaginari, che verrà vinto solo disinnescando le potenzialità della seconda mettendola di fronte all’ingenuità dei propri meccanismi. La riflessione è anche resa più complessa dal fatto che l’universo Marvel ha preso in prestito molti elementi dalla mitologia norrena, con le dovute differenze di utilizzo1.

Come detto precedentemente, le storie degli eroi Marvel possono essere viste come una sorta di mitologia del presente. Fin dagli anni Sessanta, autori e autrici, ogni mese, con la creazione di nuove storie e personaggi, hanno ampliato questa mitologia, frammento dopo frammento. Come i miti del passato, queste storie raccontano di esseri straordinari che fanno cose fuori dal comune e i lettori riescono a calarsi nei loro panni e comprendere cosa significhi fare la scelta giusta nei momenti di avversità. In questo senso, le storie in questione diventano significative perché propongono idee e valori non solo in astratto, ma anche nella pratica e così chi legge ha la possibilità di agire sui propri valori e sul modo di applicarli nel reale2.
Il contrasto tra realismo e fantasia diventa quindi fondamentale per comprendere le dinamiche concettuali espresse e, infatti, soprattutto in operazioni artistiche di questo tipo, il disegno realistico-pittorico diventa un elemento di grande importanza. John Estes, disegnatore che ha realizzato pochissimi albi con protagonisti supereroi, ha uno stile certamente realistico, dedicando grande attenzione al character design dei personaggi, ai dettagli delle ambientazioni, alla scelta dei punti luce e delle ombre e ai colori ma, a differenza di Alex Ross, il suo stile è meno definito, meno plastico e fotografico e più “sbiadito”. Questo effetto “sfumato” sembra quasi voler comunicare un “linguaggio del ricordo”, ripescando dalla memoria visiva dello stesso universo Marvel eventi e situazioni di un altro tempo. Se si guarda alla regia e alla gestione delle scene, è interessante notare come nella prima parte della storia, anche nelle fasi di azione e combattimento, vengano enfatizzate inquadrature magniloquenti e pose epiche, per rinforzare le aure di eroi o villain che i vari protagonisti manifestano. Ne è un esempio l’arrivo di Hulk, che parte da un inquadratura dal basso in cui il Gigante di Giada è in salto, dimostrandone così l’agilità, per arrivare nelle vignette successive a proteggere Pym e Wasp dai massi in caduta con la sua enorme mole verde, fino a chiudersi con il suo braccio che spunta dai detriti. Una sequenza quasi ciclica che parte dalla libertà di movimento, passa per la costrizione fisica e si chiude con la riconquista della prima. Al contrario, nello scontro finale, viene abbandonata l’epicità per favorire la messa in scena dell’azione e renderla più chiara possibile, visto il numero di personaggi e creature coinvolte, cercando comunque di mantenere un impatto visivo notevole.

Questo studio voluto sulle immagini si può inserire nel movimento che il critico americano Peter Sanderson definisce “Neo-Silver”, cioè quelle opere i cui scrittori e artisti hanno riconosciuto e assimilato gli sviluppi più sottili del medium fumetto a partire dagli anni Sessanta e hanno reinterpretato i personaggi e le storie della Silver Age da questo punto di vista, rispettando i risultati e le intenzioni del passato cercando di recuperarne lo spirito per le nuove generazioni3. Peter David, da abile sceneggiatore, passa abilmente dall’intento iconoclasta e dal processo ridefinente del sua run su Hulk, a una piccola dissertazione personale sulla mitologia e sul suo ruolo culturale. È chiaro che il presupposto narrativo che anima Tales To Astonish è reso possibile dalla specifica temporalità dell’universo Marvel dove il passato è rilevante, influenzando il presente e impostando le basi per il futuro, sempre lungo una linearità inserita in un sistema ciclico4.

Tales To Astonish è quindi un fumetto che risponde non solo a esigenze di mercato, ma anche al mutato ruolo dei fumetti negli anni Novanta e alle diverse riflessioni sull’immaginario che circolavano all’interno del contesto Marvel in quel periodo. Nonostante la sua brevità, riesce a essere un ottimo fumetto capace sia di raccontare una storia d’intrattenimento, sia di esprimersi a livello metaforico grazie al capace team creativo.

1 Per un breve panoramica sull’argomento si veda Matt Adler, Marvel Mythology Vs. Norse Mythology. Disponibile al link: Marvel Mythology vs. Norse Mythology

2 Russell W. Dalton, Marvelous Myths: Marvel Superheroes and Everyday Faith, Chalice Press, 2011, p.1.

3 Peter Sanderson, Comics in Context #33: A Boatload of Monsters and Miracles. Disponibile al link: https://web.archive.org/web/20110615073957/http://comics.ign.com/articles/595/595589p6.html

4 Marcello Serra, “Historical and Mythical Time in the Marvel and DC Series”, The Journal of Popular Culture, Vol. 49, No. 3, 2016.

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